Matera è qualcosa che non si dimentica facilmente.
Il primo sguardo su Matera è qualcosa che non si dimentica facilmente, una vertigine di pietra bianca che si aggrappa al bordo di un burrone. Quando io e Mioara siamo arrivati in Piazza Vittorio Veneto, il sole del mattino tagliava i tetti calcarei con una luce netta e dorata. Affacciandoci al belvedere, il respiro ci si è fermato in gola: i Sassi si srotolavano sotto di noi come un labirinto scolpito direttamente nelle viscere della terra. Mioara mi ha stretto la mano, i suoi occhi riflettevano la meraviglia di una città che sembra sfidare le leggi del tempo, un luogo dove le case non sono state costruite, ma scavate.
Abbiamo iniziato la nostra discesa nel Sasso Caveoso, perdendoci deliberatamente in quel groviglio di vicoli, scalinate ripide e tetti che diventano pavimenti per le case sovrastanti. Camminando, sentivamo il peso di millenni di storia sotto le suole. Matera è uno degli insediamenti umani più antichi del mondo, abitata ininterrottamente fin dal Paleolitico. Eppure, mentre visitavamo una tradizionale Casa Grotta, ascoltando l'eco dei passi sull'impiantito sconnesso, è stato impossibile non pensare alla storia recente. Negli anni Cinquanta, dopo la cruda e celebre denuncia di Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato a Eboli, Matera fu definita "la vergogna d'Italia" a causa delle condizioni di estrema povertà e del sovraffollamento in cui vivevano le famiglie, accalcate insieme agli animali e decimate dalla malaria in quelle grotte umide. Guardando il volto di Mioara, illuminato dalla debole luce di quelle stanze antiche, abbiamo condiviso un silenzio carico di rispetto per la formidabile resilienza di questo popolo, capace di trasformare una ferita profonda in un orgoglio assoluto, poi consacrato dall'UNESCO.
La sera ha trasformato la città in un presepio tremolante. Le luci calde delle lanterne accarezzavano il tufo, creando un'atmosfera sospesa e senza tempo. Abbiamo cenato in un ristorante ricavato all'interno di un'antica stalla rupestre, assaporando la fragranza del pane di Matera e la dolcezza dei peperoni cruschi. Tra un bicchiere di Aglianico e l'altro, abbiamo parlato di come questo paesaggio lunare abbia stregato generazioni di grandi registi. Proprio in queste strade silenziose, Pier Paolo Pasolini trovò l'ambientazione perfetta per il suo crudo capolavoro Il Vangelo secondo Matteo nel 1964. La Matera di Pasolini era arcaica, contadina, un ritratto asciutto e reale che ben si adattava alla sua visione della Palestina antica, molto lontana dagli sfarzi hollywoodiani.
Il nostro secondo giorno è iniziato con il suono delle campane che rimbalzava nel dedalo del Sasso Barisano. La luce dell'alba dava alla pietra sfumature rosate, le stesse che hanno fatto da sfondo a epici colossal cinematografici. Mentre salivamo verso l'incredibile chiesa rupestre di Santa Maria de Idris, che spunta come uno sperone di roccia viva dal cuore della città, immaginavamo le fatiche della troupe di Mel Gibson che, per La Passione di Cristo (2004), scelse queste stesse salite ripidissime per le scene della Via Crucis, sfruttando la naturale drammaticità e asprezza del paesaggio materano. Ma Matera non è solo terra di santi e profeti: scherzando, io e Mioara abbiamo provato a ripercorrere i vicoli dove, solo pochi anni fa, Daniel Craig sfrecciava a bordo della sua Aston Martin nel frenetico prologo di No Time to Die, sfiorando le pareti di tufo, o dove i maestosi rioni di pietra hanno finto di essere l'isola paradisiaca di Themyscira in Wonder Woman.
Nel pomeriggio, abbiamo deciso di lasciare le strade battute per affrontare il ventre selvaggio del territorio: la Gravina. Abbiamo attraversato il vertiginoso ponte tibetano sospeso sul torrente, sentendo il vento sferzarci il viso, per poi risalire il crinale opposto fino al Parco della Murgia Materana. È stata una scarpinata faticosa sotto il sole pungente, ma una volta arrivati in cima, seduti sull'erba secca con le spalle appoggiate alle caverne preistoriche, il premio è stato assoluto. Da lì, Matera ci guardava in tutta la sua immobile maestosità. Mioara ha appoggiato la testa sulla mia spalla mentre il sole iniziava a calare, tingendo i Sassi di rame, poi di rosa, e infine di un blu crepuscolare. In soli due giorni, quella città ruvida, ancestrale e bellissima ci era entrata sotto la pelle, lasciandoci addosso la magnifica sensazione di aver passeggiato non solo nello spazio, ma attraverso i millenni.


