Il ragazzino di Oran
L'ombra sotto gli archi massicci di Santa Cruz offre una tregua passeggera dal sole spietato di Orano, un contrasto netto tra la pietra fresca e l'aria che brucia. Al centro di questa cornice geometrica e perfetta, c'è lui. Ha le spalle strette di chi sta ancora crescendo e le mani stanche di chi conosce già il peso del lavoro. Fino a un attimo fa rincorreva i turisti, offrendo bottiglie d'acqua di plastica per una manciata di dinari, una fatica ripetitiva consumata sull'asfalto rovente.
Ma in questo istante, il commercio è sospeso. Si è fermato, voltando le spalle alla roccaforte e alla città, diventando una piccola silhouette scura ritagliata contro l'azzurro immenso del Mediterraneo. L'occhio dietro il mirino del telemetro osserva e attende, cercando di decifrare quella immobilità.
Il suo sguardo è una linea tesa, fissa su un punto invisibile oltre la foschia del mare. Cosa vede un ragazzino di Orano quando fissa l'orizzonte? Appena oltre quell'acqua c'è la Spagna. È il miraggio dell'Europa, il palcoscenico illuminato di Lamine Yamal. È la terra dove corrono belle moto lucenti e dove tintinnano gli Euro, una promessa di riscatto sussurrata dal vento che sale dalla costa. Forse, nella sua mente, sta stringendo una GoPro, sognando di smettere di essere una comparsa accaldata nei video dei viaggiatori stranieri per diventare finalmente il protagonista della propria, straordinaria avventura.
Eppure, la verità di quel momento potrebbe essere molto più semplice e terrena. Mentre il dito accarezza il pulsante di scatto, emerge un'altra storia, meno epica ma altrettanto vera. Forse non c'è nessuna Spagna nei suoi occhi. Forse c'è solo un corpo giovane e stremato da un caldo insopportabile, i piedi che dolgono e la gola secca. Forse, guardando quell'immensa distesa blu, non vede una via di fuga verso l'Europa, ma solo il desiderio disperato di lanciare via quelle bottiglie d'acqua e tuffarsi a capofitto nel mare fresco.
Il click dell'otturatore chiude la scena, silenzioso. Un istante rubato, un minuscolo frammento di vita algerina in cui l'attesa, il sogno e la stanchezza si fondono in un unico, bellissimo mistero a colori.
